domenica 2 ottobre 2011

Sogno o...

Camminavo nel deserto, tra roccia e polvere, il sole abbagliava gliocchi riflettendo rosso sulla terra arida. Piccole gocce di sudore orlavano ilmio viso. Le labbra secche e spaccate erano contornate dalla barba impolverata.Uno scorpione scappò al mio passaggio mentre poco lontano si sentiva unminaccioso vibrare di sonagli. Tirai dritto, ormai non temevo più neanche iserpenti, forse morire sarebbe stata la cosa migliore. L’orizzonte tremavasopraffatto dal caldo, non c’era traccia o segnale che indicasse i confini diquell’inferno. Fu in queste condizioni che andavo incontro al mio destino.C’era un futuro, lo sapevo, la mia fine non sarebbe stata lì, non avreilasciato questo mondo solitario, lontano da tutti e in quella maniera cosìassurda. Continuai fino al calar del sole, che spettacolo il tramonto neldeserto, in quell’istante non potevo non pensare a quanto potesse essere bellae crudele la natura. Mi accampai su una roccia piuttosto alta e presi subitosonno. Fui svegliato da un lungo ululato, era così vicino che ci misi un belpo’ prima di smettere di tremare. Si ripetè due volte e poi il silenzio. I mieiocchi si chiusero, sentivo qualcosa avvicinarsi ma non avevo il coraggio diguardare, rimasi in ascolto fino a che non sentii un respiro molto vicino almio orecchio. “Eccola pensai, la morte è infine giunta, è qui per portarmivia.” Con mia sorpresa qualcosa iniziò a leccarmi la faccia, era il coyote chepoco prima avevo sentito cantare alla luna. Mi fissava, potevo vedere l’azzurrodei miei occhi perfettamente al centro del giallo dei suoi. In un modo tuttonostro stavamo comunicando, non so quanto tempo rimanemmo così, so solo che adun certo punto si girò e cominciò a trotterellare via, fermandosi di tanto intanto per controllare che lo seguissi. Mi guidò fino ad una vecchia minieraabbandonata. Fermo di fronte all’ingresso ricominciò a fissarmi con quei suoiocchi vitrei, una strana sensazione mi spinse ad entrare, era buio, ma unostrano luccichio attirò la mia attenzione. Mi avvicinai abbastanza perdistinguere una moneta d’oro, era lucida e pulita, su un lato vi era incisa latesta di un coyote, mi chinai a raccoglierla ma nel momento in cui la presi trale dita un frastuono mi fece sobbalzare: le travi che reggevano il soffittocominciarono a cedere, la miniera stava crollando. Cominciai a correre versol’uscita col cuore che batteva all’impazzata. Correvo correvo, ormai riuscivo avedere la luce, ma non la raggiunsi, sentii le pietre colpirmi la testa e lespalle e poi il buio. Quando mi svegliai il mattino dopo ero nel letto di casamia, a Milano, lontano, lontanissimo da quel sogno, ma avevo il corpo tuttodolorante, soprattutto la mano che per tutta la notte avevo tenuta chiusa apugno e nella quale tenevo stretta una moneta d’oro con inciso un coyote.

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